Origini della pietra di giada
La parola «giada» viene dallo spagnolo piedra de ijada, la «pietra del fianco»: così i conquistadores chiamarono la pietra che i popoli dell’America centrale portavano contro il fianco. Il nome dotto di una sua varietà, la nefrite, viene dal greco nephros, rene, dalla stessa tradizione.
Sotto la parola giada si nascondono infatti due minerali: la nefrite, più diffusa, spesso verde o bianca, e la giadeite, più rara, dai colori più vari (rosa, lavanda, nero) e più ricercata. I principali giacimenti si trovano in Birmania, Canada, Cina e Stati Uniti.
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La giada, pietra degli imperatori e dell’eternità
La giada evoca prima di tutto la Cina imperiale, dove si chiama yù e dove fu per millenni più preziosa dell’oro. Possederla era segno di ricchezza e di elevazione; la pietra rappresentava l’Imperatore e incarnava i poteri del Sole. Confucio stesso ne paragonava le qualità a quelle dell’uomo virtuoso.
I taoisti la consideravano uno strumento d’immortalità. Talvolta si poneva nella bocca dei defunti una giada scolpita a forma di cicala, l’insetto che rinasce dalla terra, per simboleggiare la vita dopo la morte. Dall’altra parte del mondo, i popoli dell’America centrale vedevano nella giada il nucleo dell’essere: l’anima, il cuore e lo spirito.
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