Origini e giacimenti dell’opale
Il nome viene dal sanscrito upala, «pietra preziosa», da cui il greco ha tratto opallios e il latino opalus. Si racconta che alcuni archeologi abbiano ritrovato in una grotta del Kenya oggetti decorati con opale, datati intorno al 4000 a.C.
L’Australia, dove l’opale fu identificato nel 1849 in strati di argilla sabbiosa, ne fornisce oggi la maggior parte: Coober Pedy, nell’Australia Meridionale, ne è la capitale, con campi che si estendono per decine di chilometri. All’opale serve un’alternanza di periodi secchi e umidi per formarsi. Dal 2008 anche l’Etiopia è diventata un grande produttore.
In mineralogia l’opale non ha cristalli: è una silice idrata fatta di minuscole sfere che diffrangono la luce. Due pietre dello stesso giacimento possono essere del tutto diverse, da cui le sue numerose varietà.
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Leggende e miti sulla pietra dell’opale
La sua bellezza le ha valso un posto d’onore nelle leggende. In India si raccontava che la dea dell’arcobaleno si fosse trasformata in opale per sfuggire ai pretendenti. Nella cultura araba, se è così luminosa è perché racchiude dei fulmini. Per i Greci sarebbe nata dalle lacrime di gioia di Zeus dopo la vittoria sui Titani, e donerebbe chiaroveggenza e profezia.
Per i Romani simboleggiava la speranza e la purezza. Plinio il Vecchio racconta che il senatore Nonio preferì l’esilio piuttosto che cedere il suo opale a Marco Antonio; la leggenda aggiunge che fosse destinato a Cleopatra. E per alcuni gruppi aborigeni australiani, il dio creatore scese un giorno sulla Terra scivolando su un arcobaleno: dove posò il piede, le pietre cominciarono a brillare.
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