Le origini (taglienti) dell’ossidiana
L’ossidiana è un vetro naturale: una lava così ricca di silice e raffreddata così in fretta da non avere il tempo di cristallizzare. Il nome risale a Plinio il Vecchio, che lo attribuiva a un certo Obsio, scopritore della pietra in Etiopia.
Fin dalla preistoria servì da arma e da utensile: quando si rompe diventa più tagliente del vetro. Il suo colore nero l’ha associata alla morte e al culto dei defunti; Erodoto riferisce che gli imbalsamatori egizi incidevano i corpi con una «pietra d’Etiopia», spesso identificata con l’ossidiana. Gli Aztechi leggevano il futuro in specchi di ossidiana levigata, attributi di Tezcatlipoca, il dio dello «specchio fumante».
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Fiocco di neve, mogano, lacrime apache: le varietà
A seconda delle inclusioni, l’ossidiana assume volti molto diversi. L’ossidiana fiocco di neve è punteggiata di piccoli fiocchi bianchi; quella mogano mescola il nero a volute bruno-rossastre; quella dorata o arcobaleno rivela riflessi iridescenti alla luce.
Le «lacrime apache» sono piccoli noduli traslucidi. La leggenda narra che, dopo la morte di alcuni guerrieri apache, le lacrime delle loro donne si trasformarono in pietra: chi ne porta una non piangerà mai più. Lo specchio azteco di ossidiana di John Dee, astrologo della regina Elisabetta I, è oggi conservato al British Museum.
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