Perché le superstizioni attraversano i secoli
Una superstizione nasce quasi sempre da una storia: un pericolo reale, un racconto religioso, un rito antico. Il racconto svanisce, il gesto resta, e passa da genitori a figli.
Rispondono a un bisogno antichissimo: proteggersi da ciò che non si controlla e dare un senso ai colpi della sorte. Conoscerne l’origine non toglie nulla alla loro forza simbolica: dà loro profondità.
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Le origini di 7 superstizioni celebri
Dietro ognuna si nasconde una storia:
1. Passare sotto una scala
Una scala appoggiata al muro forma un triangolo, figura sacra fin dall’antico Egitto e poi simbolo della Trinità: attraversarlo significava spezzarlo. Nel Medioevo si rischiava anche di ricevere in testa un secchio di vernice o un attrezzo.
2. Aprire l’ombrello in casa
Nel Settecento compaiono i primi ombrelli con stecche di metallo: aperti in casa, ferivano chi stava vicino. Così è nata l’idea che aprirlo sotto un tetto portasse sventura sulla famiglia.
3. Rompere uno specchio
Nell’antichità, indovini e oracoli leggevano il futuro in specchi coperti da un velo d’acqua: uno specchio rotto era un pessimo presagio. I Romani aggiunsero i sette anni: il tempo, pensavano, perché l’anima si rinnovi.
4. Incrociare un gatto nero
La superstizione nasce nell’Europa medievale, quando la paura della stregoneria fa del gatto nero il compagno delle streghe. In altri paesi, come il Regno Unito o il Giappone, è invece un segno di fortuna.
5. Essere in 13 a tavola
Rimanda all’Ultima Cena, l’ultimo pasto di Cristo con i dodici apostoli prima della crocifissione. La mitologia norrena ne ha l’eco: Loki, tredicesimo ospite di un banchetto degli dei.
6. Rovesciare il sale
Il sale, prezioso, suggellava patti e ospitalità: rovesciarlo annunciava un litigio. Nell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, una saliera rovesciata è davanti a Giuda.
7. Il pane capovolto
Una tradizione di origine francese: nel Medioevo il fornaio riservava al boia una pagnotta capovolta sul banco. Metterlo capovolto sulla tavola è invitare la sventura.
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