Origini: dall’antichità ai giorni nostri
Chiamata un tempo «occhio di pesce», la pietra di luna porta oggi un nome più poetico, che viene dritto dal cielo: emana la stessa luminosità dell’astro di cui ricorda la bellezza. Il riflesso fluttuante e azzurrino che scivola sulla sua superficie quando la si gira ha un nome: adularescenza, dovuta alla luce che si diffonde tra i sottili strati del minerale.
È un feldspato: nel 1801 il mineralogista René Just Haüy chiama «ortoclasio» il minerale di cui è una varietà. È stata chiamata anche ecatolite, da Ecate, dea greca della luna, e adularia, dal monte Adula, nel massiccio del San Gottardo. Le più belle si estraggono nel sud-ovest dello Sri Lanka, ma se ne trovano anche in India, Stati Uniti, Madagascar, Birmania, Australia, Brasile e Tanzania.
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La pietra di luna nel mondo e attraverso i secoli
Molti popoli credevano che la pietra di luna nascesse dai raggi della luna. Molto presto divenne simbolo d’amore e di fertilità: in Medio Oriente le donne la portavano per attirare la maternità, e ancora oggi è sacra in India. I Greci ne facevano la pietra di Afrodite, dea dell’amore, e la usavano per la divinazione.
Nel Medioevo, in Occidente, si credeva che due amanti potessero intravedere il loro futuro mettendo in bocca una pietra di luna. E nel 1970 la Florida l’ha scelta come pietra ufficiale, in omaggio ai primi passi dell’uomo sulla Luna.
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