Origini dell’ametista
Letteralmente, ametista significa «non ubriaco»: il nome viene dal greco methystos, «ebbrezza», preceduto da una «a» privativa. Forse per il suo colore vinaccia, nell’antichità le si attribuiva il potere di proteggere dall’ubriachezza: i Greci bevevano da coppe di ametista per mettersi al riparo dagli effetti del vino.
La leggenda narra che Dioniso, dio della vite e degli eccessi, un giorno in preda all’ira volle colpire il primo essere umano che avrebbe incontrato. La sorte scelse la giovane Ametista, contro cui lanciò delle tigri. Artemide la salvò appena in tempo trasformandola in una statua di quarzo puro. Pentito, Dioniso lasciò cadere la sua coppa di vino, che schizzò la statua e la tinse di viola.
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La pietra dei Vescovi
Pietra dell’umiltà, della temperanza, della nobiltà d’animo e della purezza morale, l’ametista rappresenta anche l’autorità ecclesiastica. Si dice che san Valentino portasse un’ametista al collo, come i cavalieri partiti per le crociate con questa pietra nel rosario.
Nel Medioevo ornava gli anelli pontifici e le corone dei re cristiani, che dovevano mantenere la mente lucida e guardarsi dall’ebbrezza, del vino come del potere. Simbolo di purezza, tenerezza e rispetto reciproco, è tradizionalmente offerta per il 48° anniversario di matrimonio.
Lo sapevi? Scaldata fortemente, l’ametista diventa gialla, e c’è chi ne approfitta per spacciarla per citrino. Se volete acquistare un citrino, attenzione! La redazione ti consiglia anche: quali pietre curative sono compatibili e quali no?
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