Quali sono le origini dell’onice?
La parola onice deriva dal greco onux, parente del sanscrito nakha, che significa «unghia». Secondo la leggenda, Cupido trovò un giorno Venere addormentata sulla riva di un fiume: le tagliò le unghie con la punta di una delle sue frecce, lasciando cadere i frammenti a terra. Le Parche li raccolsero e li trasformarono in pietre preziose, perché nulla di divino andasse perduto.
In mineralogia, l’onice è un calcedonio a bande, dagli strati regolari e paralleli. Il nero uniforme dei gioielli è spesso ottenuto per tintura, tanto è rara l’onice naturalmente nera.
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L’onice nei secoli: una pietra di mistero e di potere
Gli Egizi ne ricavavano amuleti e gioielli funerari per proteggere le anime nell’aldilà. Greci e Romani la indossavano per il coraggio in battaglia e incidevano nei suoi strati di colori contrastanti cammei e sigilli. In India fa da scudo contro le forze demoniache; in Cina il feng shui la apprezza per la sua energia yin, che neutralizza le tensioni.
Nel Medioevo le si attribuivano virtù miracolose, ma, per il suo colore scuro, si diceva potesse esercitare anche un’influenza negativa: si credeva che fosse all’origine di liti, conflitti e rotture, sia in amore che in famiglia.
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