Ametrino: tra storia e leggenda
Se questa pietra te ne ricorda un’altra, è normale: l’ametrino prende il nome e la tonalità da altri due minerali. «Ame»? «Trino»? Nasce da una miscela naturale tra la pietra ametista e il citrino, che lo rende uno dei minerali più rari. È la differenza di temperatura tra due strati geologici ad aver scolorito parte di un giacimento di ametista, dando vita all’ametrino.
Si trova in grande quantità in Bolivia. Il giacimento più sfruttato fu scoperto nel XVII secolo, quando un conquistador venuto dalla penisola iberica sposò la principessa Anahí, della tribù degli Ayoreo: la miniera era la sua dote! Una pietra così bella sa farsi desiderare: i primi gioielli in ametrino sono comparsi solo negli anni Ottanta.
È chiamato anche «bolivianite»: la miniera Anahí, nella Bolivia orientale vicino al confine con il Brasile, ne resta la principale fonte al mondo.
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Una pietra che unisce gli opposti
In una sola pietra l’ametrino riunisce il viola e l’oro. In litoterapia questa unione si legge come un equilibrio: l’ametista porta calma ed elevazione spirituale, il citrino il calore solare e lo slancio verso l’azione. Per questo è associato sia al chakra della corona sia a quello del plesso solare.
È la pietra ideale quando si è in un percorso di realizzazione di sé: indossandola ci si sente più forti per passare all’azione senza perdere la serenità.
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