Quali sono le origini e la storia dell’avventurina?
Anche se questo minerale esiste da moltissimo tempo, l’avventurina esce dall’anonimato verso il 1600 a Murano, vicino a Venezia. Un vetraio avrebbe lasciato cadere per caso scaglie di rame e limatura di ottone nel vetro fuso, ottenendo un vetro scintillante identico alla vera pietra. «Per avventura», cioè «per caso»: così nacque l’avventurina!
Nel corso dei secoli le sono stati dati altri nomi: talvolta è venduta come «giada indiana», per il suo colore verde e i suoi giacimenti indiani. Oggi i principali giacimenti si trovano in America del Nord e del Sud e in Asia, soprattutto in Cina e in India.
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L’avventurina nel mondo attraverso la storia
Già nella preistoria si fabbricavano utensili in avventurina. A differenza di altre pietre, però, è quasi assente dalle mitologie. I Tibetani credevano che, portata come amuleto, affinasse la vista: si racconta che le loro statue avessero occhi verdi di avventurina. Gli Inca la usavano per attirare ricchezza e prosperità, ed è per questo che è una delle pietre preferite del Toro.
Durante la corsa all’oro del Klondike, negli anni 1890, i cercatori la portavano come talismano. Nella Russia dell’Ottocento serviva a realizzare vasi, candelabri e gioielli: il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo conserva una vasca su piedistallo in avventurina alta 1,46 m e larga 2,46 m, e il British Museum un grande vaso dell’Asia centrale donato dallo zar Nicola II.
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